Primo chakra: quando ti manca la terra sotto i piedi
Sep 09, 2026Ci sono giornate in cui tutto funziona e tu, dentro, senti comunque di non avere basi solide. Una parte di te resta in allerta — come se il pavimento potesse cedere da un momento all'altro.
Quella sensazione ha un nome preciso nella tradizione yogica, e una collocazione altrettanto precisa nel corpo: è il primo chakra che chiede attenzione.
La base di un'architettura
Nella visione del Kundalini Yoga i sette chakra hanno un'architettura energetica integrata. I primi tre formano il triangolo inferiore e governano tutto ciò che ci tiene in piedi nel mondo della materia — radicamento, creatività, potere personale. Il quarto, il cuore, fa da ponte. Gli ultimi tre formano il triangolo superiore, dove la percezione si affina e trascende i sensi fisici.
L'energia deve poter fluire liberamente attraverso tutti. E come in ogni struttura architetettonica, ciò che sta sopra regge solo se le fondamenta tengono.
Muladhara, il nome sanscrito del I° Chakra, esprime esattamente questo: mula significa "radice", adhara vuol dire "sostegno".
È il primo centro energetico, alla base della colonna, nella zona del perineo. Il suo elemento è la Terra, il suo suono seme è LAM, il suo simbolo un loto a quattro petali che richiama le quattro direzioni — stabilità, struttura, orientamento, presenza.
Governa le ossa, i muscoli, le gambe e i piedi. Il colon, il retto, le ghiandole surrenali. E, sul piano dell'esperienza, una sola grande cosa: la fiducia di base nella vita.
Come si manifesta lo squilibrio
Non esiste un solo modo di stare male alla base. Ce ne sono fondamentalmente due, e sono opposti.
Quando l'energia è in eccesso, ci si aggrappa all'esterno. Compaiono l'attaccamento al controllo e alle cose materiali, la diffidenza verso qualunque cambiamento, una rigidità che il corpo racconta prima della mente — mascelle serrate, spalle alte, difficoltà a lasciarsi andare.
Quando l'energia è in carenza, manca il pavimento. Ansia che non ha un oggetto preciso, paura di fondo, stanchezza che il riposo non risolve, la sensazione strana di non abitare del tutto il proprio corpo.
Sul piano fisico entrambe le condizioni tendono a parlare la stessa lingua: disturbi alle gambe, alle ginocchia, ai piedi; mal di schiena che tornano sempre; intestino irregolare; una pesantezza o un freddo nella parte bassa del corpo che nessuna coperta scalda.
Se ti riconosci in una di queste due descrizioni, non vuol dire che hai un difetto di carattere, ma è solo un centro energetico che chiede di essere riportato in equilibrio.
Cosa cambia quando la base torna solida
Sul piano fisico si rafforzano gambe, schiena e postura, l'intestino ritrova il suo ritmo, e torna una maggior vitalità e resistenza.
Sul piano emotivo la mente si calma — non perché i problemi spariscano, ma perché smettono di essere vissuti come minacce alla sopravvivenza vera e propria. Torna la fiducia, e con essa la capacità di stare nel presente invece di preoccuparsi per il futuro.
E c'è un effetto che chi pratica riconosce subito, difficile da misurare: la sensazione di essere a casa nel proprio corpo. È da lì che parte tutto il resto. Nella tradizione, un primo chakra stabile è la condizione perché l'energia possa salire: senza fondamenta solide, il lavoro sui centri superiori resta un'idea.
La pratica
In questa video lezione ti guido attraverso un'antica serie di Kundalini Yoga dedicata al primo centro, seguita da una meditazione.
Vale la pena dire come funziona questo tipo di lavoro, perché è la sua caratteristica distintiva. Un kriya di Kundalini Yoga è un protocollo preciso — fatto di posture, schemi respiratori, tempistiche, mantra — costruito per produrre un effetto preciso, e tramandato invariato proprio perché funziona così com'è. Non stai facendo solo "yoga per rilassarti": ma stai lavorando in modo chirurgico su un punto preciso.
Praticata con regolarità, questa serie rafforza la connessione con la terra e con il presente, stimola vitalità e determinazione, riduce ansia e senso di instabilità, e riattiva l'energia creativa alla base.
Non serve esperienza precedente. Se qualche esercizio ti risulta impegnativo, riduci i tempi e cerca la continuità, non la performance.
Non hai tempo a sufficienza?
Pratica solo la meditazione finale! Farà comunque la differenza.
Un consiglio su come misurare i risultati: non guardare come ti senti durante la pratica, ma come reagisci a un imprevisto due giorni dopo. È lì che si vede se la base ha ripreso a tenere.
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